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Jihyun PARK
(Gayageum player)

Immagina di avere un uovo in entrambe le mani.

La mano destra… e la mano sinistra.

 

Con la punta della seconda falange del dito medio destro, tocco la corda.

Sento la torsione del filo di seta intrecciarsi con le impronte del mio dito,

come ingranaggi che si incastrano perfettamente.

Afferro la corda e la pizzico. Ancora. E ancora.

Quando il calore sale fino alla punta delle dita, si forma una vescica.

Ma continuo a pizzicare. Ancora e ancora.

La vescica si rompe, e un liquido caldo scorre fuori.

Non mi fermo: pizzico e pizzico ancora.

La pelle muore, si indurisce.

Si trasforma in callo.

 

Con il secondo e il terzo dito della mano sinistra, premo la corda.

Tra le dita, la corda si tende e crea una linea di suono.

Premo di nuovo, la scuoto. Premo e scuoto ancora.

La linea del suono si fa più nitida.

Le dita si induriscono.

Si trasformano in callo.

 

Come strati di pelle sovrapposti,

le tracce del tempo si sono impresse sulle mie mani.

 

Quando guardo queste tracce, rivedo il tempo che è passato:

l’aria dello studio all’alba,

le stesse note ripetute decine, centinaia di volte, le corde consumate.

Tutto questo è rimasto sulla punta delle mie dita.

 

Innumerevoli istanti invisibili si uniscono e diventano musica.

E io continuo a camminare dentro la ripetizione di quel tempo.

 

Innumerevoli istanti invisibili si uniscono e diventano musica.

E io continuo a camminare dentro la ripetizione di quel tempo.

Haerang CHA
(Geomungo player)

Lavoratore,

 

posa un momento i tuoi attrezzi.

Insieme ai tuoi compagni, duri come il ferro,

lascia che il tuo petto si liberi.

 

I fratelli che ormai nella memoria si sono fatti lontani,

quelli che avvolgono le radici del vecchio albero...

di loro, ho molto da raccontarti.

 

Sotto quell’albero, stretti gli uni agli altri per scaldarsi,

nutriti del dolce latte

che scorre dalla via lattea color del latte materno,

cantavano canzoni di conforto.

 

Ma le ombre dei serpenti,

che vogliono unirsi a quel canto,

scivolano via, piano piano,

dai sogni dei bambini impauriti.

 

E quando la mucca dal cielo porta

i suoi doni abbondanti e caldi,

tutto si tinge d’azzurro,

poi lentamente svanisce.

 

Io ho portato l’uccello —

quello che tu desideravi.

Lo dico apertamente, perché è ciò che volevi.

Tutto ciò che ha toccato la mia mano

ora è nelle tue mani.

 

E ciò che loro ti nascondevano,

ora… te lo dirò io.

Attila József <O Workers>

Gowoon LEE

(Dancer)

For the performance in 

Andorra 11th Nov. 

Rome 18th Nov. 

Paris 21st  Nov. 

Thonon les Bains 25th Nov.  

Brussel (2nd show) 29th Nov.

Siedo in un parco colmo di verde, osservo il sole che lentamente tramonta

e le foglie che brillano alla sua luce.

 

Un bambino, impacciato ma pieno di energia, calcia un pallone;

coppie che camminano mano nella mano,

e perfino le loro figure di spalle, un po’ malinconiche,

mi sembrano meravigliosamente belle.

 

Ascoltando la mia musica preferita, cammino piano tra gli alberi.

In questo momento, sento che non mi manca nulla.

 

Guardo in silenzio gli alberi mossi dal vento. Cammino lentamente tra di loro.

Guardo, in silenzio, gli alberi mossi dal vento.

Saeryoung CHOO

(Dancer) 

For the performance in 

Bari  15th Nov.

Brussel (2nd show) 29th Nov.

Prague 2nd Dec. 

Mio padre, da giovane, era uno scultore.

Con le mani, scolpendo pietra e argilla,

creava il suo mondo attraverso la punta delle dita.

 

Quando sono nata, quando la famiglia è arrivata, mio padre ha deposto i suoi scalpelli

e ha iniziato un altro lavoro, non quello che desiderava davvero.

 

Per trent’anni, ha messo da parte se stesso per costruire il mio mondo.

 

Io sono un piccolo fiore sbocciato nel corso del cammino di quei lunghi anni.

Nella mia danza risiedono il sudore, le lacrime e la gioia di mio padre.

E oggi, danzo affinché quel fiore possa sbocciare ancora più luminoso e pieno di valore.

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